Ipocrisia
La reazione dei capi dei colossi tecnologici alle violenze dell'ICE a Minneapolis è un cortocircuito
Il primo tra i grandi manager dei colossi tecnologici a chiedere di fermare le violenze a Minneapolis è stato Tim Cook, capo di Apple. Cook si è detto “addolorato” per le morti causate dalla polizia anti immigrazione e ha chiesto una “de-escalation” al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Poche ore dopo l’omicidio di Alex Pretti da parte degli agenti dell’ICE, Cook, è stato visto entrare alla Casa Bianca. Era il 24 gennaio. Non per chiedere al presidente di fermare le violenze. Ma per partecipare alla proiezione del documentario sulla First lady, Melania.
I due episodi fotografano bene il rapporto ambiguo, per alcuni ipocrita, che i colossi della Silicon Valley e i loro manager stanno avendo nei confronti della politica americana, e del suo nuovo corso. Realpolitik tecnologica, la chiamano. Una risacca dell’onda ideologica libertaria, democratica, che queste aziende hanno propagandato per decenni.
The Atlantic
L’escalation di scontri tra civili e agenti in Minnesota ha spinto più di qualche manager di Big tech a prendere posizione. Ma tempi e modi di queste comunicazioni destano qualche sospetto. Sam Altman, capo di OpenAI, in un messaggio interno ai suoi dipendenti ha detto che quello che sta facendo l’ICE “sta andando troppo oltre”, e che bisogna respingere gli eccessi del governo e i suoi abusi come “un dovere di ogni americano”. Ma anche qui, a una dose di bastone ne segue una di carota. Altman nel suo messaggio ha cercato di bilanciare la critica all’ICE con segnali di supporto istituzionale a Trump. Condivide l’espulsione di “criminali violenti” e condanna gli eccessi dei manifestanti. Definisce Trump un “leader forte” dice che OpenAi è tutt’altro che di sinistra.
Una strategia ‘sfumata’, per molti un modo per evitare di isolare l’azienda dai finanziamenti e dai contratti federali. Altman, così come Cook, sanno che è meglio non mettersi contro Trump: Apple dipende dai dazi alla Cina, OpenAI dai contratti federali su IA e data center. Ma entrambi si trovano in qualche modo stretti tra due fuochi: guidare aziende che per anni hanno legato la narrazione di se stesse al progresso dell’umanità grazie a inclusione e diritti e il dover accettare compromessi con una leadership politica che naviga in senso contrario. Qualcuno ha accettato il nuovo corso senza colpo ferire. Meta, il gruppo che detiene Facebook, Instagram e Whatsapp, è stata accusata di oscurare volutamente i contenuti relativi all’ICE e ai fatti di Minneapolis, compresa una lista di nomi pubblica di agenti federali che sono stati impiegati nelle operazioni di polizia. Denunce arrivate sia dagli utenti che da alcuni dipendenti dell’azienda.
Ma tra i colossi tecnologici c’è tensione. C’è tensione tra le aziende che sfornano tecnologie che sempre più spesso finiscono nelle mani degli apparati di polizia. E c’è tra gli stessi dipendenti. In questi giorni un migliaio hanno firmato una lettera aperta pubblicata su un sito creato ad hoc, IceOut.tech. Dipendenti di Microsoft, di Amazon, di Google, di Palantir, di Uber, di Spotify, di Anthropic chiedono di fermare ogni violenza a Minneapolis e di cacciare l’ICE dalle strade (Ice-out). Tutti sono manager. Tutti hanno posizioni estremamente critiche nei confronti dell’amministrazione Trump.
Dario Amodei, fondatore italiano del colosso dell’IA Anthropic, è forse quello più critico tra tutti. E il meno ipocrita. Ha definito i fatti di Minneapolis “un orrore” e ha sottolineato che la sua azienda ha ancora senso solo se le sue tecnologie sono messe a disposizione per migliorare l’umanità. Un messaggio che suona oramai di altri tempi. Perché le tecnologie sviluppate in Silicon Valley sono già usate da governo e polizia federale. Un’app sviluppata da Palantir, società fondata da Peter Thiel, imprenditore simbolo dei repubblicani americani, usa l’IA per integrare dati governativi e medici e geolocalizzare immigrati irregolari e aiutare gli agenti a scovarli e arrestarli. L’app si chiama Elite. Un uso spregiudicato dei dati pubblici dei cittadini, usati per il controllo e la repressione di massa. Orwell 1984, 42 anni dopo.


